Filippo Bertaccini è un giovane calciatore del Cesena che fino a febbraio stava vivendo il suo sogno. Giovane classe 2007, cesenate che da pochi mesi era entrato in pianta stabile nella rosa e nelle rotazioni in campo del Cesena, la squadra della sua città e dei suoi sogni. Questo sogno sul più bello è stato interrotto da una mazzata terrificante travestita da responso medico: “sospetta neoformazione cerebrale”. La testa va subito a quelle domande lì: “Me la caverò? Cosa mi succederà ora? Tornerò a giocare a calcio?”
Facciamo un salto temporale a quei giorni. Bertaccini, che milita stabilmente nelle file della Primavera (ma viene sempre più spesso chiamato in prima squadra) e che è figlio di Davide, portiere noto anche per aver preso parte al programma televisivo ’Campioni’, ha la passione per il calcio nel dna. La sua ultima gara fin qui disputata è datata 14 febbraio: Lecce-Cesena 0-0, lui in campo dall’inizio alla fine.
Qualche giorno dopo, nell’ambito di un controllo di routine, sono emerse evidenze che hanno richiesto approfondimenti (https://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/filippo-bertaccini-operato-cervello-fonvhbk5 ). Poi è arrivata la diagnosi: sospetta neoformazione cerebrale. Imperativo assoluto, agire in fretta. Un colpo durissimo, che Filippo ha affrontato a testa alta e tenendo le spalle larghe. Sabato 21, tre giorni prima dell’intervento, era in tribuna all’Orogel Stadium, a tifare per il Cesena contro lo Spezia. Il suo Cesena. Perché è lì che voleva stare ed è lì che si sente a casa, circondato dall’affetto di chi gli vuole bene. Poi ha cambiato divisa ed è sceso in campo per un’altra partita. Una partita che dura più di 90 minuti. “L’intervento ha avuto esito positivo - si legge nella breve nota che il Cavalluccio ha diffuso al termine dell’operazione chirurgica (https://cesenafc.com/it/news/2026/2/26/comunicato-ufficiale-filippo-bertaccini ) - e la società intende ringraziare l’equipe medica dell’ospedale Maurizio Bufalini per il prezioso lavoro svolto”.
Tutto il Cesena al fianco di Filippo
Provate a questo punto a mettervi nei panni di Filippo Bertaccini. Un giovanissimo calciatore che era sul punto di realizzare il suo sogno più grande e che da un giorno all’altro viene costretto a considerarlo praticamente come secondario. Perchè ok il calcio, ma in quel momento la priorità assoluta era “banalmente” guarire e tornare a condurre una vita normale. Che importanza avreste dato voi al pallone?
Da quel momento però Filippo ha iniziato a combattere. Come detto, pian piano la normalità è riuscito a riconquistarla, un passettino alla volta. E più si avvicinava alla normalità, più i pensieri rivolti al calcio tornavano a farsi sentire, sembravano sempre meno “secondari” davanti alla riconquista della “vita”. Ma come fare? Vista la delicatezza dell’operazione subita la testa di Filippo per molto tempo non avrebbe dovuto correre nessun tipo di rischio. I contatti per lui possono essere molto pericolosi e mandare tutto all’aria. Tornare ad essere un calciatore professionista mettendo totalmente al sicuro il cranio è possibile? D’altronde quando sei dentro al rettangolo verde i colpi di testa, le gomitate, le cadute, le testate, ecc. sono la normalità…
E’ così che il padre di Filippo ed il Cesena sono arrivati a noi di GL SPORT: “Abbiamo sentito parlare di voi che create protezioni su misura per lo sport, riuscireste ad aiutarci?”.
Davanti a queste richieste noi di GL SPORT non ci siamo mai tirati indietro e, per quanto possibile, abbiamo sempre cercato di fare quello che ci chiedevano, ovvero applicare le nostre conoscenze ortopediche utilizzate quotidianamente per le protezioni sportive ai problemi di qualunque tipo. Negli anni abbiamo quindi creato protezioni di varie tipologie, senza una procedura standard ma cercando di trovare una soluzione nuova caso per caso partendo dal nostro background tecnico. Siamo infatti in grado di affrontare liberamente questa nuova branchia d’azione facendo quello che abbiamo sempre fatto: cercare una soluzione da zero ad ogni singolo caso che ci potrebbe competere.
Una volta capita bene la problematica che aveva avuto Filippo abbiamo deciso di comune accordo, data la delicatezza della situazione, di farlo venire direttamente in sede centrale a Fidenza (PR) da noi. In genere infatti abbiamo la possibilità di veicolare i nostri pazienti in tanti centri ortopedici che collaborano con noi sparsi in tutta Italia , ma avevamo bisogno di assicurare al 100% la riuscita della creazione di un dispositivo su misura molto particolare, perciò abbiamo insistito affinché tutto l’iter di lavorazione fosse eseguito a Fidenza da noi.
Il 7 aprile abbiamo quindi accolto Filippo nella nostra officina ortopedica e i nostri tecnici si sono messi al lavoro. Ovviamente ciò che ci caratterizza da sempre per ogni prodotto che andiamo a creare è l’impiego delle più moderne tecnologie, per cui anche in questo caso siamo partiti da una ricostruzione 3D realizzata con uno scanner ad alta precisione e, tenendo questa come base (lavorato via CAD da un tecnico ortopedico), con i modernissimi software di modellazione virtuale abbiamo ricreato il positivo dello stampo del cranio di Filippo, su cui poi abbiamo agito con la “classica” lavorazione della fibra di carbonio. L’operazione in generale non è stata facile e neppure brevissima, perché ha occupato quasi un’intera giornata lavorativa di due tecnici ortopedici, ma ne è valsa la pena…
La mattina stessa siamo riusciti a terminare il lavoro e a provare il dispositivo di protezione a Filippo, che gli calzava alla perfezione. Qui di seguito potete vedere alcune immagini e video che illustrano le varie fasi della scansione 3D, lavorazione e prova del caschetto protettivo di Filippo direttamente all’interno della nostra officina tecnica:
Qui il momento della scansione 3D della testa di Filippo
Qui il caschetto ancora “grezzo” in lavorazione
Qualche prova di indosso
Il nostro crash test per verificare che la protezione assorba alla perfezione gli urti che potrebbe subire in campo il giovane calciatore
Il momento in cui i nostri tecnici spiegano al giovane calciatore come “chiudere” la protezione su misura. Il caschetto GL SPORT infatti funge da guscio protettivo ma per poter essere stabile gli si deve chiudere attorno anche un caschetto più morbido. Per questo i nostri tecnici indicano il caschetto da rugby come completamento perfetto del guscio GL SPORT. La motivazione è doppia: il caschetto morbido ha l’allaccio intorno al mento che permette al guscio di bloccarsi perfettamente intorno al cranio, inoltre il fatto che sia morbido permette di non risultare pericoloso per gli avversari in campo. Infatti un eventuale contatto testa-testa in campo con Filippo potrebbe risultare traumatico per l’avversario, essendo la fibra di carbonio per natura molto dura e resistente.
Salutati Filippo ed il papà, non ci restava che aspettare aggiornamenti da loro. E dopo poco tempo è arrivata la più bella delle notizie. Filippo era ufficialmente tornato in campo ad allenarsi agli ordini di mister Ashley Cole, il tutto celebrato da un bellissimo video pubblicato sul profilo Instagram del Cesena: https://www.instagram.com/reel/DXt-vJFDOvN/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=MzRlODBiNWFlZA==
Insomma, siamo sempre orgogliosi di tutti gli atleti che riusciamo a far rientrare in campo in sicurezza e con diverse tappe bruciate per accorciare le tempistiche di recupero, però è innegabile che alcune storie le prendiamo un po’ più a cuore di altre. Questa di Filippo è stata davvero una bella soddisfazione, soprattutto perché insegna che l’ultima parola non è mai detta. In bocca al lupo, Campione!
Uno dei focus principali di GL SPORT degli ultimi anni è l’investimento costante di risorse in ricerca e sviluppo per creare protezioni di tutti i tipi qualunque sia la necessità, perché pensiamo che far tornare allo sport (o comunque alla vita quotidiana) persone come Filippo sia la cosa eticamente più importante che aziende come la nostra, con queste qualità, possano fare. Per rendere ciò possibile abbiamo bisogno di voi più che mai: come? Mostrandoci i problemi! Se pensate di soffrire di un disagio in qualche modo simile al caso di cui vi ho appena raccontato scrivetecelo, non abbiate paura o vergogna, proveremo a fare di tutto per risolverlo o comunque limitandolo. E lo faremo imparando con voi e migliorandoci. Stessa cosa se, invece che sentirvi chiamati in causa in prima persona, avete degli amici, familiari o conoscenti che pensate che potrebbero essere aiutati dai nostri tecnici ortopedici: fateci contattare o se no contattateci anche direttamente voi.
Noi siamo qui, vi aspettiamo!
Pensi che potremmo aiutarti con un dispositivo di protezione creato su misura per te o per qualcuno che conosci?

















